Nell'ultimo quarto dell'ottocento, portati a termine i lavori di costruzione della strada carrozzabile della Val Nervia, Dolceacqua era diventata la meta privilegiata delle escursioni della folta colonia cosmopolita a maggioranza britannica che soggiornava a Bordighera, atratta dal clima e dalle sue bellezze ambientali fatte conoscere in Inghilterra dalla splendita descrizione di un esule mazzignano originario di Taggia, Giovanni Ruffini autore nel 1885 del best seller scritto in inglese " Il dottor Antonio ". Erano gli anni in cui,percorrendo la Val Nervia in carrozza la voglia di pittoresco di quegli inventori del turismo, veniva ampiamente appagata da un paesaggio incantevole, surreale,da dover raccontare una volta tornati in patria nei circoli privati, oppure un pomeriggio in casa tra amici, magari seduti davanti una tazza di te durante una giornata triste e piovosa.
Un paesaggio ricco di contrasti con una esplosione di colori dettati da ciuffi di palme, agrumeti, macchie di vigneti, oliveti, boschi di pini, terrazzi di pietra , pendii rocciosi per poi arrivare ad un borgo arroccato abbracciato ad un castello, risultato di un progetto maturato attraverso i secoli, frutto di una splendida architettura spontanea contadina.
Monet era giunto a Bordighera, già conosciuta in passato da un precedente viaggio fatto in Riviera in compagnia di Renoir il 18 gennaio del 1884 con una immensa voglia di dipingere finalmente in " plein air ", alla ricerca di nuove strade, stimoli diversi che lo aiutassero a personalizzare il suo modo di dipingere senza abbandonare la corrente impressionista che dopo i primi anni di rigetto, aveva faticosamente trovato spazio nel mondo dei collezionisti.
Durante il suo soggiorno realizzò 38 dipinti la maggior parte a Bordighera nel più importante giardino botanico del tempo conosciuto in tutta Europa, i giardini Moreno, altri a Sasso, e Vallebona e quattro a Dolceacqua che raggiunse la prima volta in una fredda mattina del 17 di febbraio 1884 in carrozza in compagnia di alcuni signori inglesi conosciuti nella pensione dove soggiornava.
Traggo da una pubblicazione di Enzo Bernardini ( Il centenario del soggiorno di Cloude Monet a Bordighera - Rivista Ingauna Intemelia 1984 - Istituto Internazionale di Studi Liguri ) brani del fitto epistolario di Monet con il suo mercante d'arte di Parigi in cui racconta con entusiasmo il retroscena della sua prima visita a Dolceacqua. << Abbiamo compiuto una escursione meravigliosa. Partiti in carrozza di buonora abbiamo raggiunto un villaggio della Val Nervia straordinariamente pittoresco. ( Dolceacqua ) Intenzionati a ritornare a Bordighera a piedi lungo un percorso collinare , abbiamo chiesto agli abitanti la strada che dovevamo percorrere. Sorpresi per le nostre intenzioni, ci dissero che non era possibile senza la guida di una persona del posto e non avendo altra altenativa decidemmo di assoldare un contadino.
Sfortunatamente non potrò mai raccontare le meraviglie che ho visto durante il ritorno attraverso dei quadri a causa delle difficoltà che dovrei affrontarere per ritornarvi a dipingere.
Per due ore e mezza abbiamo continuato a risalire la collina attraverso sentieri vertiginosi; siamo stati per fortuna favoriti dal tempo e siamo rientrati in serata, stremati dalla fatica, ma felici per quanto abbiamo visto.
Il 19 febbraio Monet ritorna da solo a Dolceacqua. Straordinariamente colpito dall'atmosfera ricca di luci e di colori fino all'ora sconosciuta senza sapere che è un evento che si concretizza solo nelle giornate fredde e soleggiate d'inverno, d'impeto dipinge quattro tele senza finirle, due delle quali con angolazioni diverse che con vedute del ponte con il castello . Del ponte il giono dopo scriverà " E' uno spettacolo di leggerezza ".
Nei prim giorni di aprile Monet ritorna a Dolceacqua per completare i quattro dipinti ma con grande delusione non ritroverà più la luce che eletrizzava il paesaggio e in una lettera inviata alla sua compagna Alice Hoschedè scriverà: " Sono le quattro del pomeriggio e torno da Dolceacqua dove non mi è stato possibile di lavorare. Ho trovato la luce talmente cambiata che sarò costretto a ritornare a Parigi con le quattro tele incompiute.
Il sentiero percorso da Monet per ritornare a Bordighera, da tempo abbandonato e sepolto dalla vegetazione , recentemente è stato reso fruibile da una lodevole iniziativa dell'Associazione Culturale di Dolceacqua " Libera Università Itinerante. Il libro della storia e della natura".
Inizia a ridosso della chiesa parrocchiale di Dolceacqua, costeggia il rio Peitavino, dopo un breve tratto scavalcato un ponticello si innerpica con innumerevoli tornati sulla sommità della collina fino a raggiungere la località Cà du Maigu.
Prosegue in direzione della chiesa campestre di San Gregorio per poi raggiungere la dorsale Nevia- Verbone dove si innesta in uno sterrato e prosegue in modo agevole trà un alternarsi di pinete, vigneti e oliveti, fino a raggiungere la località Cian dei Morti e succesivamente la cappella dell'Annunziata. In seguito abbandona il crinale per proseguire sul fondovalle in direzione di San Biagio , Vallecrosia e Bordighera.
Nel mese di novembre a Genova, nel Palazzo Ducale, si sono aperte le porte ad un grande avvenimento culturale " Il Mediterraneo da Coubert a Monet a Matisse ". Mostra nella quale verranno esposti famosi dipinti dei padri dell'impressionismo tra cui alcuni eseguiti da Monet a Bordighera, Dolceacqua e Vallecrosia.
Intitolare e segnalare con tabelle il sentiero ritrovato di Monet, oltre ad essere il giusto riconoscimento al grande artista, che conquistato dalla bellezza del paesaggio scrisse.<< Siamo giunti in serata a Bordighera stremati dalla fatica ma felici e appagati per quanto abbiamo visto >>, sarebbe una ulteriore offerta turistica da proporre ai sempre più numerosi escursionisti, amanti della natura, che in un eventuale progetto di più ampio respiro poterbbe conivolgere non solo il comune di Dolceacqua, ma anche San Biagio, Vallecrosia e Bordighera.
Andrea Eremita

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