venerdì 4 giugno 2010

Quando era prudente prima di mettersi in cammino per un viaggio fare il testamento. Nota spese di alcuni frati che nel 1251 sostarono a Ventimiglia , Sanremo e Porto Maurizio.

La rinascita economica dell'undicesimo secolo mise in moto sulle  strade di tutta Europa un flusso ininterrotto di mercanti, crociati,ecclesiastici, funzionari e vagabondi. La maggioranza dei viandanti erano pellegrini  che viaggiavano  per adempiere a un  voto, per fare penitenza, lucrare indulgenze e ottenere la cancellazione dei peccati in modo da scongiurare la dannazione eterna.

Le mete più ambite erano i luoghi santi della Cristianità: Roma, San Jacopo di Compostela e Gerusalemme.
Per i pellegrini il viaggio poteva durare alcuni anni. Si viaggiava a piedi e chi ne aveva i mezzi in sella ad  una cavalcatura.  Malgrado l'interdizione della chiesa, capitava sovente che i pellegrini venissero taglieggiati dai signorotti locali che esigevano il pagamento dei pedaggi. Le strade romane dopo secoli di abbandono, non erano più percorribili dai carri. La maggior parte dei ponti non erano più agibili  e bisognava fare ricorso ai guadi.
Il paesaggio del medioevo caratterizzato da grandi estensioni boschive, rendeva le strade insicure e imponeva di viaggiare in gruppo  per evitare l'attacco dei lupi ed essere derubati dai briganti.
Non di rado si doveva dormire all'addiaccio.  Era talmente rischioso compiere lunghi viaggi che era prassi comune da parte dei viaggiatori,  prima della partenza fare il testamento.

Erano lontani i tempi in cui i viandanti percorrendo l'efficentissima rete viaria  romana erano certi di trovare,

Ruderi del priorato Benedettino Novalicense 
 in località Oggia a Rocchetta.

ogni giornata di cammino,  un comodo alloggio  nelle taverne e nelle stazioni di posta.
Nel medioevo i pellegrini potevano trovare ricetto lungo i principali  itinerari devozionali, negli ospedali gestiti da confraternite caritatavoli , negli  organismi monastici ,oppure  nelle locande che in generale  godevano di una brutta reputazione, covo di balordi, ladri e donne di malaffare.

Per quanti potevano  dimostrare lo  " status '' di pellegrino attraverso la foggia dell'abito,cappello a larghe falde, bordone e bisaccia, poteva contare sullospitalità e la protezione dettata dalla regola di San Benedetto nei monasteri..
I pellegrini che dal Piemonte si dirigevano su Ventimiglia per trovare un imbarco o proseguire il loro viaggio lungo l'Aurelia, dopo aver trovato ricetto presso gli organismi monastici dei Benedettini di San Dalmazzo di Tenda  e Saorgio, entrati in Val Nervia potevano trovare accoglienza presso il priorato Benedettino Novalicense  di Santa Lucia ,  lungo la mulattiera del vallone d'Oggia  nei pressi di Rocchetta.
Raggiunta Dolceacqua i pellegrini potevano trovare ospitalità  presso i confratelli del priorato di Santa Maria ( U Cunventu ).
Una indagine archeologica condotta in un ospedale medioevale del XII secolo in località passo della Tea, ai confini tra la Lunigiana e Garfagnana, ci  descrive  come erano strutturati gli ospedali.
L'indagine ha  evidenziato la presenza di una chiesetta addossata  a un edificio con funzioni di mensa e dormitorio di m.25X12.
Un atto notarile redatto dal notaio Giovanni De Amandolesio in data 24 agosto 1263, ci informa che a Ventimiglia, a supporto dei viandanti , c'era  l'ospedale de Arena, gestito per conto del vescovo Azzone e dal Capitolo, da Giovanni Cavugio e da sua moglie Alemanna. Ospedale nel quale, è probabile che nel 1251 alloggiarono alcuni frati Ospitalieri con servitori cavalli e bestie da soma provenienti da Manoscue nell'alta  Provenza ,diretti a Genova per innoltrare una supplica a favore del loro  monastero al papa Innocenzo IV.

Il priore che guidava la delegazione e che diligentemente annotava tutta le spese di viaggio, ci informa che,a Ventimiglia, la  spesa per il cibo e il pernottamento dei frati, dei loro servitori e il foraggio per le loro cavalcature era costato complessivamente 22 danari tornesi, moneta in uso nel sud della Francia.
Quasi il doppio, quaranta danari tornesi, a Sanremo, sedici per gli uomini e ventiquattro per le bestie da soma e i cavalli. Venti danari tornesi in totale  nella tappa sucessiva a Porto Maurizio.

Il priore nel suo rendiconto non giustifica l'aumento spropositato della  somma pagata a Sanremo per le bestie da soma e i cavalli, ma è facile supporre che, oltre al foraggio, a far lievitare  le spese fu il cambio delle ferrature.
Il motivo per cui i frati Ospitalieri non cercarono ospitalità presso i monaci Benedettini presenti a Ventimiglia, e negli altri luoghi di sosta ,ma alloggiarono negli ospedali a pagamento è da ricercare nella grande rivalità che esisteva nel medioevo tra i vari ordini monastici. 
                                                                                                                             
                                                                                                                        Andrea Eremita
  

0 commenti:

Archivio blog