sabato 24 settembre 2011

Incisioni calendariali su un altare legato al culto delle acque pluviali.


Vaschetta 
In passato l'entroterra del comprensorio Intemelio è sempre stato ritenuto   povero di testimonianze archeologiche, una opinione molto diffusa oggi  da sfatare  alla luce delle numerose  scoperte che  in tempi recenti  hanno contribuito a riempire le  pagine di un nuovo affascinante  capitolo  della preistoria e protostoria  dell'estremo Ponente Ligure.

Testimonianze archeologiche di una civiltà che si  è evoluta   tra il tardo Neolitico e l'età del Bronzo  IV -II millennio a.C. ricca di  particolarismi  che vanno  sempre più delineando  i caratteri   di una cultura materiale-religiosa prettamente locale.


Altare legato al culto delle Acque con incisioni scaliformi
Ne è la prova la recente scoperta, come al solito   casuale durante una escursione , di un altare legato al culto delle acque  caratterizzato da incisioni   calendariali  tra i boschi a ridosso del monte Bignone sul territorio di Apricale.
Una ulteriore scoperta che contribuirà ad aprire nuovi orizzonti su una civiltà rimasta nascosta millenni nel  nostro entroterra.  

L'altare , si presenta  sotto forma di  un enorme blocco di arenaria quarzifera  squadrato a pianta rettangolare imprigionato da  due alberi  che misura    cm. 181 di altezza per cm. 148 alla base.    Sulla sommità e presente una vaschetta a forma ovale,  una vulva da non confondere come una rappresentazione oscena  che misura cm. 32X43  utile   per raccogliere la pioggia  caduta dal cielo. Il seme che feconda la terra al quale  i nostri lontani progenitori , nei  confronti  all'acqua  sorgiva  ,dei fiumi e dei laghi ,  attribuivano una maggiore valenza magico simbolica e con  maggiori  poteri di far rinascere attraverso riti lustrali e di assorbimento  una nuova forza vitale nei corpi malati.  

Gli elementi che  contraddistinguono   l'altare da assimilare  al culto delle acque all'interno dal più  vasto panorama  del  Megalitismo Europeo,  sono  in piena evidenza sulla parte frontale del monolite  dove sono presenti  7  incisioni  scaliformi della lunghezza di 20-30 centimetri  ottenute attraverso lo sfregamento di una punta litica.  .

Un primo passo da parte dei nostri lontani progenitori che esprime  la volontà di trasmettere  un messaggio evitando la parola. Una straordinaria invenzione per dare una  informazione ad altri   che rivela  la certezza di avere un interlocutore  capace di tradurne il significato, testimonianza  di una   nuova  stagione culturale da   archiviare  nella storia dell'evoluzione umana che porterà ad aprire le porte   al concetto di  scrittura.

Nella  piena consapevolezza della difficoltà che si presenta nel voler penetrare nel pensiero di una popolazione vissuta  5.000  anni fa ,  ciò nonostante si può cercare di immaginare  che le incisioni sul masso altare   vogliano  ricordare  una sucessione di eventi magici    dettati  dall'osservazione astronomica,  dai  movimenti del sole e della luna.   Una straordinaria sucessione di eventi magici che  una  popolazione  che  viveva   immersa  nella  natura e aveva come tetto il  firmamento,   sapeva cogliere ,  numerare per conservarne la memoria .
  
Figura apotropaica elaborata da un masso con due coppelle
La  più lontana  testimonianza  che ci  rivela la  volontà  da parte dell'uomo di numerare  eventi , quantificare il tempo,  è stata messa in luce in alcuni siti  archeologici dal ritrovamento di ossa e corna di animali con la presenza di  allineamenti di  tacche.  Le più antiche testimonianze sono  rappresentate  da 55 intagli  rinvenuti  su un osso di femore di un  lupo messo in luce  in una stazione  archeologica nei pressi di  Vestonice nella repubblica Ceca , con una datazione che si colloca  nel  Paleolitico Inferiore , 35.000 anni fa. 

In  ambito ligure,  una testimonianza che ci  rivela     la volontà di quantificare e numerare eventi,  è da ricercare in un bastone forato di corno di alce sulla cui  superficie sono presenti  decine di tacche   facente parte del corredo  della famosa sepoltura del Principe rinvenuta nella grotta delle Arene Candide nel finalese databile a 21.000 anni fa.
  
A margini dell'altare e presente un grande blocco di arenaria  che presumibilmente in   origine era caratterizzato   dalla presenza  di  due sole coppelle  disposte in modo frontale dove venivano inserire offerte sotto le quali, attraverso un secondo intervento avvenuto in un contesto diverso,   è  stato  praticato un grande foro  con l'intento di creare  una figura apotropaica , schematizzata con due grandi occhi  e una bocca enorme spalancata .   

                                                        Andrea Eremita                 
Per approfondimenti sul culto delle Acque nel comprensorio Intemelio leggere i Post :
Quando draghi e demoni terrorizzavano la Val Nervia.
Il culto delle acque pluviali .Una vaschetta scavata nella roccia.
Relitti di paganesimo in alta Val Nervia.

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